Da zero a milioni di anni luce – parte 2

Posted in Racconti with tags , on giugno 17, 2013 by alchemias

“Giuste coordinate”, questo era il pensiero di Alan alle soglie della Luna perché lui, fino ad ora, aveva sempre sbandato come un elettrone immerso in un incerto e scostante campo di potenziale, come se energie fuori controllo lo portassero verso lidi di cui rimpiangeva la distanza almeno finché non vi fosse arrivato. Nato in Scozia Alan Bellshill aveva passato i primi diciotto anni della propria vita a Glasgow: una città difficile dove la gente andava passeggiando sotto un aerosol di pioggia e cielo grigi come piombo fuso. Il racconto è asciutto se non si finisce con una bevuta, era la frase preferita da Bob Bellshill, padre di Alan: un corpulento scozzese con i lineamenti viziati dall’abuso whisky. Bob aveva cresciuto il figlio al St Ben Pub di cui la famiglia Bellshill era proprietaria da generazioni: nonostante tutti gli sforzi non era mai riuscito a convincerlo a seguire le proprie orme, in fondo aveva tutto da rimproverarsi.

Kate, sua moglie, gli aveva donato un equilibrio in grado di tenere sospesi in aria tutti i mostri che albergavano in quella testa di cazzo scozzese: egli stesso era stato obbligato a tenere pulito il “gioiello di famiglia” fin da bambino e poi a gestirlo, il suo sogno era volare: pilota dell’aeronautica, ma il padre Henry, aveva già deciso per lui scrivendo la storia della vita di Bob con la cinghia della cinta sulla pelle della sua anima. Ma con Kate la vita scivolava come un pattino sul ghiaccio, nel tempo i lividi si erano assorbiti e nonostante Henry avesse accartocciato la sua vita come un kleenex sporco, Bob pensava di aver trovato la strada del perdono e nel tempo aveva saputo apprezzare la vecchiaia di Henry come se fosse uno strumento per crescere abbracciando tutto ciò che il padre gli aveva messo davanti, come guardando in uno specchio per poi sublimare i fantasmi che vi passano attraverso. Al funerale di Henry, Bob pianse, non si sentì libero, lo era già perché la morsa del patriarca che lo aveva inatenato per tutti quegli anni si era sciolta quando si pose di fianco al padre lungo il viale del tramonto: tutto ciò grazie a Kate, amava quella donna, e alla fine amava anche quello stramaledetto pub, ma ancor di più amava Alan al punto che non gli avrebbe mai imposto di prendere in mano il St Ben, Bob credeva di amare sè e la propria vita e riusciva a comprendere senza giudicare il dolore di tutti gli avventori che affogavano i propri sè nell’alcol, ma tutto scorre, proprio come ottimo scotch fuori da una bottiglia.

Spesso si fermava, pensando a quel giorno sulle colline nei dintorni di Ben Nevis: i coniugi Bellshill avevano un posto intimo nella valle che ospita Fort William, dove i monti declinano dolcemente e la roccia si fa verde intenso grazie a quei prati dal sapore antico che solo la Scozia conosce. Ai lati di due dolci e verdi pendii la vallata ospita un prato prima di aprirsi alla cittadina: è lì che la famiglia Bellshill andava a rifugiarsi. Alan, ormai un bambino caparbio e fiero dei suoi cinque anni rincorreva il vento in mezzo al prato, il cielo fuori dall’artiglio di Glasgow era terso e di un blu che avrebbe fatto invidia ai mari caraibici, al ridosso del monte scendevano praterie disegnate da una dolce brezza che accarezzandole creava onde di verde pari solo agli occhi di Kate che era solita sedersi appoggiata al petto di Bob a guardare il confine tra le colline e il cielo per connettersi all’infinito che portava dentro, che ogni essere umano porta dentro. Anche per questo l’amava così tanto: era sempre in grado di farlo sentire connesso al proprio sè superiore, come se lei fosse la porta tra bob e BOB. Quegli occhi erano in grado di guardare oltre. Amava anche quella sua malinconia così condivisa, ma mai patetica che intrigava l’animo e spingeva lo spirito a trasmutare il dolore per una vita vissuta solo a metà: quello, fu l’ultimo giorno in cui vide Kate viva. [continua]

Da zero a milioni di anni luce – parte 1

Posted in Racconti with tags , on giugno 5, 2013 by alchemias

Poteva racchiudere la terra in una mano, ma era impossibile contenere il flusso di pensieri, sensazioni e molto spesso paura che straripavano nella mente di Alan dopo poche ore dalla partenza di quello che sarebbe stato il suo ultimo viaggio, certamente il piu’ importante, ma probabilmente senza ritorno. Era conscio di essere un privilegiato, il primo uomo a sondare l’infinito o, forse, il nulla. Ciò che l’aveva spinto ad andare volontario era proprio quel nulla che sentiva dentro come un fantasma che non poteva esorcizzare, da sempre. Molti anni erano passati da quando la sola idea di partire sarebbe stata una follia e, ora, alla soglia della luna, l’idea di morire non era più un problema; forse sarebbe stato meglio viaggiare solo, ma la presenza dei suoi compagni era indispensabile alla riuscita dell’impresa.

Tutto era cominciato dalla scoperta scientifica più importante nella storia dell’umanità: nel 2021 era ormai chiaro che la natura dello spazio-tempo è ben più complessa dal sistema descritto anche dalla più audace delle teorie quantomeccaniche, benché le stesse teorie erano state dimostrate empiricamente grazie ai progressi della tecnica. Si venne così a scoprire che il bosone di Higgs può essere “estratto” dalla materia lasciandone intatta l’informazione, la procedura venne chiamata “Estrapolazione”: l’informazione viaggia istantaneamente nel tempo e nello spazio e un oggetto estrapolato poteva così essere spostato in qualsiasi punto del cosmo istantaneamente, divenne solo una questione di giuste coordinate. Furono così possibili, una volta affinata la giusta tecnologia, i viaggi più estremi attraverso galassie e sistemi solari fino a quel momento solo ipotizzati; il big bang di investimenti nell’ “impresa spaziale” provocò una ripresa dell’economia e un rinnovato interesse per l’esplorazione e la ricerca scientifica.

Dal momento che l’energia richiesta per aprire un varco di estrapolazione era di tale portata da poter essere concessa solo dalla fusione dei nuclei atomici e che il campo di estrapolazione generava un’attrazione gravitazionale pari ad un centesimo di quella di un buco nero, vennero costruite tre strutture attorno alla terra ad una distanza di sicurezza poco dopo l’orbita lunare: Neck, Sharrat e Gorgoi, la più imponente e ambiziosa, avrebbe aperto le porte per qualsiasi luogo. Fin dalla progettazione delle stazioni era infatti chiaro che la distanza a cui poteva essere spedita l’informazione estrapolata era direttamente proporzionale all’energia prodotta per fusione nucleare: Neck e Sharrat, le prime costruite, si basavano sul concetto classico di fusione degli elementi pesanti, necessitando così di costante manutenzione e rifornimento di “carburante”; potevano sviluppare l’energia necessaria per raggiungere al massimo le galassie del gruppo locale (circa 10 milioni di anni luce), a distanze superiori l’informazione andava persa perché l’energia generata dalla stazione non era sufficiente a mantenere il collegamento tra la porta di entrata e quella di uscita. Alcuni equipaggi andarono persi, e forse ancora vagano nell’ignoto, ricordati sulla Terra da cerimonie e monumenti; Neck e Sharrat comunque permisero di esplorare ogni angolo del sistema solare e dei sistemi delle galassie più vicine e quando questo non fu più sufficiente, per Gorgoi venne acceso un piccolo sole.

Il progetto era imponente, forse folle: avere una fonte di energia nucleare continua che permettesse di aprire un varco di estrapolazione che annullasse qualsiasi distanza e rimanesse aperto tutto il tempo necessario alla missione. Il progetto, denominato “Sunbeam”, prevedeva di sfruttare i forti campi gravitazionali generati da Neck e Sharrat attivati simultaneamente per creare tra le due stazioni un vortice di materia orbitante così accelerata da innescare la reazione nucleare che avesse attivato un piccolo sole, in base alla massa di materia lunare introdotta si prevedeva un’autonomia di circa cinquemila anni. Fu un successo: Gorgoi fu costruita dentro un sole e per questo vennero sviluppati materiali resistenti al calore, alle radiazioni e che schermassero equipaggi e operatori dalla luce e grazie ai quali Gorgoi diventò una stazione nera dentro uno splendente astro, porto per astronavi dalle quali l’osservatore non aveva la minima percezione di stare all’interno di una stella, ma solo del freddo buio cosmico.

“Giuste coordinate”, questo era il pensiero di Alan alle soglie della Luna perché lui, fino ad ora, aveva sempre sbandato come un elettrone immerso in un incerto e scostante campo di potenziale… [continua]

Il mio punto G

Posted in Musica & Poesia with tags , , on marzo 25, 2013 by alchemias

Cos’è?

Che viene per risorgere dentro le mie viscere,

e portarmi verso nuovi lidi da distruggere

con un fiato di tempesta che giace,

immobile sotto un fiume senza corrente esplicita.

Cos’è?

Fragile come il vento quando incontra la quiete della sera

sublima la carne senza passare per la fusione,

senza portare alcun rispetto per il mio corpo,

e per lo stesso concetto di anima.

Cos’è?

Forse il terrore di una vita passata

che torna imponendo il perdono,

e non sono capace di concederlo…

Almeno per ora.

Alternanza

Posted in Musica & Poesia with tags , , on marzo 20, 2013 by alchemias

Nuovi spazi vengono imposti dall’anticensore interiore,

che si ciba della mia libidine disapotica e

orientata verso l’abuso della chimica applicata all’essere biologico.

E chissà come, mi trovo a inseguire la mia scia

perso nei fumi di etanolo in fiamme,

vedo costante il mio centro vibrare

e il mio cerchio ogni tanto lo attraversa

fondendosi in una sinusoide di alti sublimi e bassi necrotici.

Visioni:

Bagatto, Innamorato, Torre e Sole.

Nel ciclo gli eventi sono non-eventi

finché non sono colti dall’osservatore,

che al tempo stesso è il creatore: io Sono.

Nuoto nella spuma quantistica,

mi rendo conto che è come nebbia contenitore di mostri

che sono liberati quando viene squarciata da un coltello:

escono dalla ferita sanguinante e non conoscono pietà.

E ancora nuoto nella spuma quantistica,

io sono il coltello, la ferita, i mostri

e la nebbia non va squarciata, ma sublimare in essa

è l’unico modo per abbracciare gli abissi

per vivere nella notte senza tempo…

Alchimia Quantistica

Posted in Riflessioni poetiche on ottobre 8, 2012 by alchemias

Cammino con passi

considerati blasfemi,

dai piu’…

perché non vado mai

“Con i piedi di Piombo”.

Dissacranti ali

d’Oro e Mercurio

ai piedi,

mi guidano in sentieri

dove l’equilibrio

può essere conquistato,

tramite lo squilibrio.

Come un sistema chimico

che può dare risposte,

quando esce dalla stasi

e attiva reazioni,

Fisiche,

Alchemiche.

Azione del Cosmo

espressa da particelle elementari:

manifestazione fisica

di stringhe energetiche

unite insieme

da un’unica volonta’,

Anima del Cosmo.

In esse mi immergo,

di esse costituito,

ne percepisco la corrente, e,

anche nel ribollire del buio,

La Mia Volonta’ Cosmica

Non trova ostacoli…

Ra & Seth

Posted in Visioni with tags , on settembre 26, 2012 by alchemias

Ogni alba è preceduta dal buio,

è  tornato,

come atroce trasmutatore,

e mi guarda fiero della sua tortura

tra gocce d’acqua che bruciano,

come acido dolce al palato;

come piombo fuso brucia la pelle

che si colora d’oro intenso,

attraversando il dolore e l’ansia.

Figura paranoica e fiera

della sua follia,

detiene lo scrigno oscuro

creato per contenere gli Dei dell’abisso,

che una volta ho aperto

e una volta ho chiuso.

Spoglia il mio albero dei miei denari,

foglie secche e,

qualche foglia verde

cade.

 

L’altro offre luce

consapevole che verrà inghiottita

per natura, perché è giusto,

perché non esiste luce

senza il buio.

Fotoni attratti da un buco nero

offrono nutrimento per mostri,

perché si trasformino in Dei

e seguano la strada dai mattoni d’oro,

per essere divorati nel ciclo

senza fine, inesistente

come la morte, a meno che

non sia l’Anima a decidere che è la fine,

o l’inizio di una nuova ruota

di elevata vibrazione.

 

Ra e Seth,

uno di fronte all’altro,

si amano, ma combattono

per volontà del Cosmo.

Guida pratica alla follia

Posted in Stanze Vuote, Visioni with tags , , on settembre 26, 2012 by alchemias

Ride il folle del silenzio padrone,

del silenzio custode.

Ridiamo tutti in questo giorno fausto!

Ridiamo e beviamo sulle nostre miserie!

Tanto non spariranno, meglio assopirle,

meglio assopirsi,

magari per sempre!

Quante illusioni nutrono il seme della follia!

Il sorriso è la maschera del pianto,

perché nessuno è felice:

come sono felice!” , disse il bugiardo al Re,

e il re, uomo illuminato, gli tagliò la testa

congelando per sempre quel sorriso.

Ero una bussola funzionante,

sognavo il magnetismo terrestre

descrivendomi una rotta, una direzione.

Mi sono perso!

Meglio riderci su,

fino alle lacrime!

Interessante sapere la rotta per il limbo!

Tanto nel limbo non ci sono strade!

Di che mi preoccupo,

trovo una palude e mi ci immergo,

con un po’ di fortuna è fatta di birra!

Quanto è simpatica la mia maschera!

posso indossare la maschera?” , disse l’attore al Re,

e il Re, uomo illuminato, gli tagliò la testa

e vi applicò la maschera.

Sono il volo 11 in avaria,

meglio aspettare lo schianto,

sarà rapido e indolore!

Il copilota mi guarda,

non sa che fare,

gli chiedo aiuto!

Ironia della sorte,

il copilota sono io,

non si può pilotare

un aereo da soli,

meglio in due,

cosa importa,

ormai è tardi

e il suolo è vicino!

Tic tac, stona l’orologio!

tic tac tic tac, non si ferma, non si ferma!” , disse il vecchio al Re,

e il Re, uomo illuminato, gli tagliò la testa,

per porre fine alla sue sofferenze.

L’apatia scioglie il confine tra il riso e il pianto,

tra il sonno e la veglia, il lavoro e il riposo,

la vita, l’amore e la morte!

Sono l’eremita intrappolato da se stesso,

o sono l’eremita escluso dal mondo?

Ansiogeno il gene genitore di geni degeneri!

Ansia gustosa come caramello,

avvolge, appiccica, ingrassa,

incolla i piedi a terra, non mi muovo,

intorno, dentro, fuori niente,

e allora chi si muove?

O chi si muore?

Picchia il martello,

picchiato picchiatello,

folle e senza pietà

ti mette in faccia la verità!

Sangue incrostato

decadente, gotico e malato

fluisce e mi abbandona,

rotolo nel letto senza pace!

vedi ciò che io vedo?” , disse il folle al Re,

e il Re, uomo illuminato, gli tagliò la testa,

ma gurdò senza vedere e diventò pazzo!

Ero un telescopio,

ora ho lenti sfocate

e gli specchi che riflettevano luci lontane

sono girati verso me,

autointrappolato, mi vedo decadere!

Trappola d’argento,

freddo…freddo…freddo…

stringe il petto,

blocca il respiro,

lento…

assopito…

letargo imposto…

legato mani e piedi…

mi invischio…

non ne esco…

aumenta l’ansia…

morto…

non riesco a rinascere…

Silenzio e solitudine

non mi fanno forte

e sono il mio destino,

niente cambia!

Probabilità di riuscita

talmente bassa,

approssimabile alla non esistenza!

Chimica,

reazioni talmente lente,

che in tempi umani

non avvengono!

Inutile aspettare,

inutile cercare,

torna l’apatia,

una coltre di neve

mi copre la testa,

gela il cuore!

Tutto è in decadenza

e vedo il mio castello crollare.

Impotente mi rendo conto che è inutile lottare,

forse sopravvivere,

come un pellegrino senza dimora!

Ogni giorno deludo,

mi deludo,

sono deluso,

stanco di tirare e forzare processi impossibili!

Un cane assassino,

rosso di sangue, morde,

logora e stritola

con possenti mascelle

irte di denti aguzzi.

Mordi bestiola gentile,

ma mordi fino alla fine!

Silenzio che nessuno può comprendere,

il tempo non passa mai.

Chiuso in una camera ostile

parlo con il cursore di uno schermo,

che ipnotico ha sete delle mie parole,

ma non risponde!

Immobile fisso ragni

costruire ragnatele sulle mie idee,

anche il Re illuminato

è impazzito!

Brilla pure piccola stella,

ma non riesco a vedere!

Sono il volo 11 in avaria,

in attesa dello schianto…

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